Moggi, Giraudo, arbitri ecco la Cupola

“Esistono elementi precisi gravi e concordanti che consentono di escludere una qualsivoglia ricostruzione alternativa”, perché le conclusioni di questa indagine “non possono essere contrastate da differenti interpretazioni fondate su prospettive di scherzo e/o millanteria”. È un documento pesantissimo quello con cui il procuratore federale ha concluso, ieri, la sua istruttoria. Centosette pagine che ricostruiscono nel profondo i meccanismi di un sistema ramificato e operativo da anni e che demoliscono punto per punto le tesi difensive fin qui proposte dagli indagati. Ecco, di seguito, i principali passi del documento.

LA JUVENTUS

Il sistema
Scrive il procuratore: “Dall’indagine espletata è emersa l’esistenza di una fitta rete di rapporti, stabili e protratti nel tempo, intercorsi tra una molteplicità di soggetti di notevolissimo rilievo nell’ordinamento federale, fra i cui scopi è rimasto accertato il fine di controllare e condizionare il settore arbitrale”.
“Una prima circostanza acclarata dall’attività di indagine, di enorme rilievo ai fini disciplinari, è rappresentata dalla frequenza dei contatti e dei rapporti intessuti fra: Moggi, Giraudo, i rappresentanti dei massimi livelli dell’organizzazione arbitrale (i designatori Pairetto e Bergamo, il presidente dell’Aia Lanese), l’arbitro internazionale De Santis (…), i vertici dell’organizzazione federale (in particolare, il vicepresidente della Figc, Mazzini)”.

Cene e telefoni svizzeri
“Dall’indagine è emersa l’organizzazione di varie cene riservate, nelle abitazioni private dei convitati, al riparo da occhi indiscreti e con modalità di raggiungimento finalizzate a non pubblicizzare gli incontri stessi”. Questi incontri (almeno sette quelli accertati) erano “non casuali, ma organizzati con cadenze frequenti e finalizzate alla verifica periodica degli obbiettivi da perseguire” e di alterare “il rapporto di parità con le alte società“. Ad aggravare la situazione c’è poi l’uso di “utenze per così dire riservate da parte di Moggi, Pairetto e Bergamo che il primo aveva fornito ai secondi e che provvedeva a ricaricare. L’uso di tali utenze gestite da un operatore svizzero è particolarmente significativo delle finalità perseguite”.

La Juve e la Fiat
“Le indagini di polizia giudiziaria hanno accertato che alcuni dei soggetti o persone legati agli stessi da vincoli famigliari o di affari hanno ricevuto un considerevole vantaggio economico dall’acquisto di vetture del Gruppo Fiat scontate del 50 per cento con particolare riferimento alle persone di Pairetto e Lanese”.

L’elenco delle partite
Dalle lettura incrociata degli interrogatori e delle intercettazioni telefoniche, il procuratore ha anche stilato una tabella delle partite di campionato su cui si è allungata la mano della Cupola. Juventus-Lazio del 5 dicembre del 2004 (di cui Moggi scelse la terna arbitrale); Fiorentina-Bologna della stessa giornata (di cui Moggi preordinò le ammonizioni in vista della partita della domenica successiva Juventus-Bologna); Juventus-Udinese del 13 febbraio 2005 (di cui Moggi designò la terna).

IL MILAN

Milan-Chievo
Al centro della parte dell’indagine riguardante il Milan c’è la partita Milan-Chievo del 20 aprile del 2005, nella quale Leonardo Meani, dirigente incaricato dei rapporti con gli arbitri, ebbe un ruolo tutt’altro che marginale. “Risulta integrata da parte del Meani la violazione dell’articolo uno (doveri e obblighi generali di lealtà correttezza e probità) in relazione ai contatti avuti con il designatore degli assistenti di gara Mazzei e dell’articolo 6, illecito sportivo perché non si è limitato ad ottenere con modalità contrarie alle regole dell’ordinamento sportivo la designazione di due assistenti graditi, ma è intervenuto su di loro con l’inequivocabile finalità di condizionarne la prestazione tecnica e dunque di alterare lo svolgimento della gara (Milan-Chievo)

Meani tesserato Milan

“Il diretto contatto con i due assistenti (della partita Milan-Chievo) appare iniziativa esclusiva del Meani e comunque non risulta che di quelle iniziative il Galliani fosse poi stato portato a conoscenza. D’altra parte è innegabile che il Meani anche di fatto rivestisse un ruolo marginale nell’organizzazione societaria come emerge dall’estrema formalità e dall’occasionalità dei rapporti con il vice presidente, tale illecito dunque la società Milan deve esser chiamata a rispondere. E comunque a dissipare ogni dubbio risulta che il Meani fosse tesserato Figc con l’incarico specifico di dirigente addetto all’arbitro.

Il ruolo di Galliani

“Galliani viene deferito in relazione all’articolo uno avendo egli mostrato di avallare pienamente la condotta del Meani allorquando lo chiama per sapere se ha parlato con qualcuno dei due designatori e il Meani gli riferisce contenuti e modalità delle chiamate con il Mazzei; la società Milan per l’articolo 2, responsabilità oggettiva diretta.

LA FIORENTINA


Il patto d’onore

“Il direttore generale Lucchesi aveva suggerito inizialmente illecite attività volte a conciliare i risultati delle partite (…) Mazzini compie un’opera di iniziazione del consigliere delegato della Fiorentina Sandro Mencucci spiegandogli che i risultati si possono ottenere non già attraverso metodi rozzi quali quelli proposti dal dg della Fiorentina, bensì con la sapiente intercessione delle persone più autorevoli con cui intrattenere rapporti collaborativi e tra questi il designatore Bergamo. Il Mencucci chiama Mazzini e riferisce che i Della Valle informati dei suggerimenti del dirigente generale erano disponibili ad adeguarsi e a stipulare un patto d’onore finalizzato a non determinare cambiamenti sullo status quo”.

Fiorentina-Lazio
C’è poi un intero capitolo dedicato alla partita Fiorentina-Lazio oggetto di un insistente tentativo di combine da parte dei Della Valle: “Cosimo Maria Ferri, componente la commissione vertenze economiche della Figc risulta dagli atti aver avuto notizia certa della proposta di combine rivolta dal presidente Della Valle al presidente Lotito con cui il dottor Ferri era in rapporti di particolare conoscenza. Inoltre lo stesso Ferri che il 24 maggio 2006 all’autorità giudiziaria di Napoli procedente, nell’ambito dell’inchiesta penale, ha dichiarato espressamente di aver avuto notizia dal presidente della Lazio Claudio Lotito in merito alla proposta ricevuta da questo ultimo ad opera del presidente della Fiorentina Della Valle.

Il ruolo dei Della Valle
Sulla Fiorentina, il procuratore federale conclude così: “Si incolpa Diego Della Valle dell’articolo 6 (responsabilità diretta per illecito sportivo) per l’incontro Lazio-Fiorentina, per aver coltivato e avviato contatti in prima persona con Luciano Moggi, Innocenzo Mazzini, Paolo Bergamo ed esercitato pressioni nei confronti degli stessi per avere un vantaggio per l’Ac Fiorentina. Si incolpa Andrea Della Valle per l’articolo 6 per aver avviato e coltivato contatti con Luciano Moggi, Innocenzo Mazzini e Paolo Bergamo. Si incolpa Sandro Mencucci consigliere delegato per articolo 6 per aver coltivato contatti con Mazzini e Paolo Bergamo tendenti ad avere un vantaggio per l’Ac Fiorentina. Si incolpa, infine, l’Ac Fiorentina per responsabilità oggettiva (art 2)”.

LA LAZIO

Il ruolo di Lotito
Scrive Stefano Palazzi: “Il presidente della Lazio Claudio Lotito per favorire una migliore posizione in classifica della sua squadra ha intessuto costanti e pressanti rapporti con rappresentanti dei vertici federali affinché questi esercitassero pressioni sui designatori arbitrali. Tali condotte in considerazione della posizione di preminenza di tutti i soggetti coinvolti nella vicenda avevano lo scopo di garantire a Lotito i favori arbitrali necessari al raggiungimento del suo fine illecito sotto il profilo disciplinare”.

La confessione di Mazzini
Il procuratore federale riporta testualmente quanto raccontato da Cosimo Maria Ferri ai giudici di Napoli: “Qualche giorno dopo la partita Chievo Lazio o Lazio Chievo io parlai con il Mazzini, non so se telefonicamente o da vicino, e lui disse che aveva favorito la Lazio facendo designare un arbitro toscano che mi pare essere Rocchi… e ricordo di averne parlato con Lotito e ricordo pure che lui mi confermò, magari non intermini espliciti, che Rocchi aveva arbitrato la partita in favore della Lazio”.  

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